La distribuzione di contributi, che hanno interessato alcune associazioni e comitati operanti nel territorio cervarese, ad eccezione della Pasolini, ha portato alla formulazione di alcuni leciti dubbi.
Un’Associazione Culturale, come la Pier Paolo Pasolini Cervaro, che opera tutto l’anno affinché, attraverso la cultura, si possano perseguire fini dal forte valore sociale, può accettare di buon grado che un’amministrazione sia poco sensibile alle problematiche, che questa possa avere? Può vedersi scavalcare nel gradimento da un comitato che celebra la sagra della lasagna?
L’ingenuità
è una colpa. L’innocente non ha più il diritto di essere tale, in una
società che fagocita tutto con le sue ingiustizie e i suoi crimini. Nella “SEQUENZA
DEL FIORE DI CARTA”, si contrappone l’ìmmagine gioiosa di un giovane ragazzo
romano, che con la sua spensieratezza attraversa una città dinamica.
Al traffico, con il suo movimento “metallico” e chiassoso,
rappresentazione di una quotidianità cupa, logorante e alienante, si
contrappone l’atteggiamento puerile e semplice di Riccetto, che balla e
passeggia con un fiore in bocca, quasi a voler evocare immagini serene,
campestri.
Egli ha la colpa di sorridere alla vita, nonostante essa
presenti mille ragioni per essere affrontata con ben altro spirito. Le immagini
che si avvicendano, confermano quanto sia colpevole. Queste rappresentano i più
cupi avvenimenti della storia della prima metà del novecento, di cui non ne
coglie il male e la sofferenza che da essi scaturiscono.
La sua fine
è segnata, nonostante il Signore provi più volte a richiamare la sua
attenzione, a parlargli, a mandargli un ultimo messaggio che possa salvarlo. Ma
un innocente, non può avere coscienza e volontà, non può sapere. La purezza ha
il limite che non può macchiarsi, delle cattiverie e bruttezze che nascono
dagli uomini, perché qualora se ne macchi, qualora ne prenda contatto sarebbe
destinata a non essere più tale. Così Riccetto, muore per il suo essere ingenuo
e inadeguato, ad una realtà che non lascia spazio alla purezza.
La sera del 7 febbraio 1974 la Rai Tv trasmise un nuovo, breve documentario della serie "Io e...", intitolato "Pasolini e ... la forma della città", a cura di Paolo Brunatto.
Nelle ultime immagini, mentre si chiudeva il documentario e dopo aver camminato nervosamente tra le dune di Sabaudia, all'improvviso Pasolini si fermò, esponendo alla telecamera il pallore di un volto sofferto e scavato, e denunciando con assoluta sincerità e asciutta drammaticità, decisamente inabituali per i telespettatori di allora (e di oggi) l'appiattimento culturale, la devastazione estetica e l'imbarbarimento civile a cui ci avrebbe inevitabilmente portato la società dei consumi concepita dalla repubblica post-fascista e in generale da tutti i "regimi democratici" contemporanei.
"Provate pure a credervi assolti, siete lo stesso coinvolti"
Fabrizio De Andre'
E' una notizia che sembra venire dalla periferia di una grande metropoli. Ha il sapore di un film adolescenziale e giovanilista che racconta le migliaia di morti che l'eroina ha fatto negli anni '80 in tutto il mondoe invece viene dalle case e dalla piazza di un piccolo paese.
“La droga è la speranza di chi speranza non ne ha più” Jim Morrison
Quel che più mi nausea è che siamo tutti colpevoli. Tutti, allo stesso
modo, poiché non siamo stati così sensibili da accorgerci cosa stesse
succedendo ad un membro della nostra comunità,o forse perché siamo stati così
ipocriti da pensare che, prima o poi, le cose si sarebbero sistemate, in un
modo o nell’altro. Nel peggiore dei modi possibili. Con Tommaso svanisce un
mondo in movimento.
"La droga è sempre un surrogato. Un surrogato della cultura."
(Pier Paolo Pasolini)
Morire a 16 anni, per la dipendenza a sostanze ingannatrici dei sensi e
intorpidanti dell’animo. Sembra qualcosa di lontano, qualcosa che appartiene ad
una realtà troppo diversa da quella in cui sono cresciuto e in cui credo di
vivere, invece mi sbaglio.