Associazione Culturale Pier Paolo Pasolini Cervaro

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Lettera aperta alla cittadinanza e ai Signori candidati
Valutazione utente: / 10
Scritto da Associazione Culturale Pier Paolo Pasolini Cervaro   
domenica 29 aprile 2012
Con la presente lettera aperta alla cittadinanza, ai Signori candidati alle prossime elezioni per il rinnovo del consiglio comunale ed alla stampa la
ASSOCIAZIONE CULTURALE PIER PAOLO PASOLINI CERVARO
intende rendere noto i temi trattati negli incontri, nei quali abbiamo registrato delle affinità circa un approccio senz'altro propositivo riguardo ai suddetti temi, ma allo stesso modo delle divergenze su quanto in concreto vorremmo venisse realizzato secondo quelle che avvertiamo come nostre necessità in ambito socio-culturale, frutto di un quinquennio di esperienze ed attività sul territorio. Gli incontri sono stati, per noi, di natura ricettiva: abbiamo volontariamente evitato di portare all'attenzione dei nostri interlocutori nuovi elementi che potessero influire sulle rispettive programmazioni, nel pieno rispetto delle loro volontà politiche evitando di interferire nel corretto svolgimento della campagna elettorale.
Per una più facile lettura possiamo schematizzare come segue le argomentazioni discusse nei vari incontri.

 

Ultimo aggiornamento ( martedì 01 maggio 2012 )
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Spacciati: Spaccati, Spacconi e "Spaccature"
Valutazione utente: / 3
Scritto da Matteo Canale Parola   
venerdì 20 aprile 2012

Voglio ridimensionare alcune voci che si sentono in giro riguardo all'Associazione Culturale Pier Paolo Pasolini Cervaro e ad una sua presunta "Necessità" di schierarsi in vista delle prossime elezioni comunali.Innanzitutto, una debita premessa.In qualità di presidente, non posso che dirmi lusingato, e al contempo impressionato da tutte le attenzioni di cui siamo fatti oggetto, da qualche tempo a questa parte.Lusingato, perché in primo luogo ciò vuol dire che non siamo poi così ininfluenti sulla scena locale come spesso è stato presupposto: siamo pur sempre una bella realtà, forse l'unica formata in prevalenza da giovani ad operare sul territorio; e nei giorni in cui i giovani sono, spesso e volentieri, carne da cannone per i programmi elettorali, non mi pare affatto cosa di poco conto.

Impressionato, perché l'associazione esiste ed opera, con tutti i suoi limiti e - perché no? - meriti, fin dal 2007, e che io ricordi non ha mai vissuto prima d'ora altri momenti di così intesa e prolungata esposizione sotto le luci dei riflettori, neanche quando a ben vedere l'avrebbe forse meritato.Ma tant'è. Siamo "giovani", non "coglioni".Quel che io ora intendo (riba)dire con forza è che l'associazione non ha finalità politiche: chi parla, o per meglio dire insinua, di "spaccature interne" (in virtù del rapporto di amicizia che ci lega a Fausto Colella, il quale ha condiviso con noi un lungo percorso di crescita fatto perlopiù di azioni, e non solo di orazioni) dovrebbe forse rammentare più spesso che (come più volte affermato, non ultimo a mezzo stampa) noi possiamo permetterci il lusso di ragionare, valutare, decidere in ultima istanza con le nostre teste e sulla base delle convinzioni che ognuno di noi personalmente è stato in grado di maturare, giuste o sbagliate che siano.Noi non "facciamo cartello". Noi non siamo un partito, né una lista o un movimento civici.Non abbiamo una "linea" da seguire ad ogni costo.Né abbiamo, proprio per questo, l'onere di avventurarci in coabitazioni, perlomeno in apparenza, forzate - o, chissà?, forzose - che a prima vista parrebbero capaci di minare, alla lunga, la concreta operatività dei programmi elettorali: tangibile e diretta espressione, questi, d'ogni lista tenuta ad aggregarsi attorno ad un indirizzo politico stabile e condiviso, frutto del proprio lavoro concorde e del proprio consenso unanime.La nostra ricchezza, invece, sta proprio nel differente bagaglio di idee, esperienze e conoscenze di cui ogni socio si fa portatore.Il bue non dica "cornuto" all'asino, dunque.A ciascuno il suo, e a tutti i nostri migliori auguri di buona campagna elettorale.

Ultimo aggiornamento ( venerdì 20 aprile 2012 )
 
E' il momento di cambiare
Valutazione utente: / 6
Scritto da Walter Bianchi   
giovedì 15 marzo 2012

Negli ultimi tempi ho riflettuto spesso su quanto costruito in questi anni. Riuscire a creare una realtà nuova che si inserisse nel tessuto socio-culturale del paese attraverso dei canali diversi da quelli convenzionali, basati per lo più su modelli internazionali, su tradizioni locali o su campanilismi di contrada, non era un'impresa facile. Motivati nel ricercare uno spazio nuovo, che si differenziasse dagli altri preesistenti e in cui tutti i soci, con eterogenei bagagli di esperienze e variegate sensibilità personali, fossero i protagonisti nell’individuare la direzione, le regole e gli interessi da perseguire nel permettere loro di sopperire a quel continuo e crescente disagio nella mancanza di opportunità di creare cultura, intesa in senso lato, a Cervaro.
Tra mille difficoltà e un ostracismo neanche troppo velato, attraverso una politica dei piccoli passi, costellata a volte da scelte infelici ed errori marchiani ma anche da tante soddisfazioni, oggi la Pasolini è una realtà percepita con una crescente e costante attenzione, nel paese, e con grande stima fuori dai confini cervaresi.
Nonostante l'inesperienza iniziale, la scarsità di fondi e il ristretto numero di soci, nonostante magari si siano adottati modi sbagliati di forma e di approccio oltre che di indirizzo e a dispetto di quelle che sono state le numerose critiche, spesso ingiuste, ingiustificate e poco costruttive, qualcosa è stato realizzato.

Ultimo aggiornamento ( giovedì 05 aprile 2012 )
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Pasolini: un incontro
Valutazione utente: / 0
Scritto da Associazione Culturale Pier Paolo Pasolini   
venerdì 09 marzo 2012

In occasione del novantesimo anniversario della nascita dell'impareggiabile intellettuale di cui è fiera di portare il nome,l'associazione culturale Pier Paolo Pasolini è lieta di invitarvi a "Pasolini: Un Incontro". Serata pensata ed organizzata sulla falsariga degli ultimi eventi che ci hanno visto impegnati: occasione cioè per stare insieme e divertirsi, ma senza spegnere il cervello.
Approfitteremo della ricorrenza per inaugurare, tra l'altro, la biblioteca interna all'associazione, composta da oltre 350 titoli differenti, donati in larga parte dall'associazione "La Lanterna" di Arce e dagli stessi soci: perché crediamo fermamente che la lettura, se risoluta e disinteressata, sappia fornire un contributo insurrogabile nella formazione della propria personalità. Finalità che perseguiamo nella quotidianità della nostra attività associativa e che crediamo conforme allo spirito del nostro "nume tutelare".
Chiunque abbia intenzione di suonare o cantare, è ben accetto: è prevista una jam in acustico, con stili e temi a discrezione degli interpreti. Vi aspettiamo!

Ultimo aggiornamento ( giovedì 05 aprile 2012 )
 
Giovani seri e massificati
Valutazione utente: / 2
Scritto da Walter Bianchi   
lunedì 05 marzo 2012

“Siamo stanchi di diventare giovani seri, o contenti per forza, o criminali, o nevrotici: vogliamo ridere, essere innocenti, aspettare qualcosa dalla vita, chiedere, ignorare. Non vogliamo essere subito già così sicuri. Non vogliamo essere subito già così senza sogni.”

Era con queste parole che Pasolini si rivolgeva alle nuove generazioni, le stesse che vivevano o avevano vissuto la più importante fase di rivoluzione culturale e sociale del dopoguerra, ovvero quella del ’68. Un movimento quello sessantottino che doveva essere portatore di nuovi valori e con essi doveva rompere con il passato, che voleva essere lo spartiacque tra il vecchio e il nuovo stato di cose, che si proponeva importanti obiettivi e si basava su condivisibili speranze. Era però il movimento dei figli della classe borghese protestante per un sistema del quale era intimamente intriso e che ne rappresentava già il principale strumento di azione. Pasolini fu il primo ad intuirne la natura, a vedere in esso tutte le distorsioni e i limiti, che avrebbero portato soltanto alla distruzione di ciò che rimaneva di quella tradizione arcaica dell’Italia di provincia e di borgata, legata a valori preziosi quali l’amore per la famiglia e la propria terra fondamentali per ogni individuo che si volesse identificare come un protagonista positivo nella costruzione di una società forte.

Nell’analisi che faceva dei giovani li trovava ormai massificati, omologati, acculturati e asserviti ad un sistema consumistico che li aveva svuotati, non solo di quei valori che sono la fortezza di un individuo, ma delle passioni vere, di quel disincanto nel vivere e affrontare quotidianamente la realtà. Erano ormai i figli della società dei consumi arrivisti, arroganti, opportunisti. Disorientati dalla mancanza di veri riferimenti che smaniosamente cercavano individuandoli in quello cultura di massa che veniva loro propinato, condannandoli ad una vita basata su alienanti principi e scevra di tutte le più sublimi e vitali passioni!

L’attualità di questa sua visione è disarmante, oggi più di ieri, le nuove generazioni sono il frutto di quel cambiamento. Un sistema consumistico che non ha trovato nessun elemento di contrasto, né nello Stato né nella scuola (duramente criticati da P.P.P.), ma che al contrario ha avuto un alleato prezioso nella TV. Oggi più di ieri in una situazione di difficoltà sociali, politiche ed economiche le nuove generazioni si ritrovano disorientate, così ancorate a quei valori che ne sono la causa principale di una rovinosa deriva e così incapaci di svincolarsi da essi trovando nuovi e più positivi riferimenti. E’ stato tolto loro la capacità di desiderare un mondo migliore, la forza di schierarsi, di sapere scegliere, di saper prendere delle posizioni nette andando oltre un becero qualunquismo, rinnegando le brutture della realtà ma è stato tolto loro soprattutto la possibilità di costruirsi un domani secondo le proprie esperienze, i propri errori e i propri sogni. Nelle “Lettere Luterane” Pasolini criticava i figli perché erano portatori degli stessi errori dei padri e dei nonni, perché da quegli errori non erano stati capaci di svincolarsi ma al contrario ne avevano amplificato la portata. Oggi, contrariamente a quanto è stato fatto magari in passato, è giusto riflettere su tutto ciò, è giusto chiedersi se si voglia continuare a perseguire negli errori delle “vecchie” giovani generazioni o se sia piuttosto auspicabile se non necessario ritrovarci e scoprirci migliori di quanto non vogliano farci credere.

Ultimo aggiornamento ( giovedì 05 aprile 2012 )
 
Profezia (1964)
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Scritto da Matteo Canale Parola   
lunedì 05 marzo 2012

“Abbiamo perso prima di tutto un poeta, e di poeti non ce ne sono tantissimi nel mondo. Ne nascono tre o quattro soltanto dentro un secolo; quando sarà finito questo secolo Pasolini sarà tra i pochissimi che conteranno, come poeta. Il poeta dovrebbe essere sacro!”

Parole di Alberto Moravia, proferite all'indomani dell'atroce e mai del tutto chiarito assassinio del poliedrico e controverso intellettuale. Parole quantomai profetiche, a ragion veduta: il secolo è ormai finito da anni a questa parte, e Pasolini si rivela essere uno dei pochi che continuino a contare, ben più di quanto possa sembrare ad una prima frettolosa e disattenta analisi.
Parole che affrescano un pensiero condiviso e, per chi scrive, fortemente condivisibile. Piergiorgio Bellocchio, ad esempio, nel suo “Dalla parte del torto” (Einaudi, 1989), ammette:
“ (…) suscitare la fiammella è destino dei poeti migliori, ché i più neanche di questo sono capaci. E l'opera di Pasolini non ne ha accese poche”.
Tanti altri ancora ne hanno tessuto le lodi, mostrando di aver assimilato la sua opera, di averla fatta propria; o hanno offerto una lettura critica della stessa, talvolta discorde quanto a stile e/o contenuti, ma in ogni caso consapevole della sua ragguardevole rilevanza artistica e concettuale.
Pasolini, insomma, se affrontato a cuore aperto e senza pregiudizi di sorta, sa dividere la critica, ma mai lasciare indifferenti.
In occasione del 90° anniversario della sua nascita, mio unico intento è quello di ricordare e mostrare il suo innegabile acume intellettuale, e men che mai di dimostrare la sua – aprioristica ed avvilente, il più delle volte - consacrazione ad effige eccellente del pensiero scomodo.
Niente brucia meglio d'una effige.
Detto questo, vi invito a rileggere la sua “Profezia”, più comunemente nota come “Alì dagli occhi azzurri”, tenendo conto di flussi migratori, fatti di Rosarno, rapporti Caritas – Migrantes, congiunture socio-politiche attuali e strascichi, culturali ancor prima che economici, direttamente derivanti dalla globalizzazione, assolutamente onnipervasiva in questo preciso momento storico e costantemente in fieri, nel bene e nel male.

Ultimo aggiornamento ( lunedì 05 marzo 2012 )
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